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Energia marina: un’alleata strategica per la transizione energetica

Parlare di energia oggi significa prendere decisioni che incidono concretamente su imprese, territori e competitività. Significa puntare su tecnologie affidabili, visioni concrete e soluzioni capaci di affrontare instabilità, costi e obiettivi ambientali con lucidità.

Da sempre, in Energika affianchiamo le aziende che vogliono usare meglio l’energia: ridurre gli sprechi, contenere i costi, ottimizzare le risorse, rispettare l’ambiente. Ma per costruire una strategia davvero solida serve anche saper anticipare. Guardare a ciò che oggi è innovazione e domani sarà realtà.

È in questo scenario che entra in gioco una risorsa naturale ancora sottoutilizzata ma dal potenziale enorme: l’energia marina. Mari e oceani non sono solo una cornice paesaggistica: sono serbatoi di energia pulita, costante e prevedibile, capaci di integrarsi con le altre rinnovabili e rafforzare l’indipendenza energetica europea.

In questo articolo vediamo cos’è l’energia marina, come funziona, quali sono le tecnologie disponibili oggi e quali prospettive si aprono per il futuro.

Cos’è l’energia marina

L’energia marina è l’elettricità generata dal movimento naturale delle acque. Onde, maree, correnti, ma anche differenze di temperatura e salinità possono essere trasformate in energia attraverso sistemi tecnologici sempre più avanzati.

Si tratta di una fonte rinnovabile e costante, meno intermittente rispetto al solare o all’eolico, e quindi più facilmente programmabile. Secondo l’IPCC, il potenziale tecnico degli oceani supera i 29.500 TWh all’anno, a fronte di un consumo elettrico europeo di circa 3.000 TWh (IPCC, Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate, 2019).

Le forme principali di energia dal mare

L’energia marina non è una sola. Le sue principali varianti includono:

    • Correnti marine, sfruttate con turbine sommerse installate in zone a forte flusso.
    • Energia mareomotrice, prodotta tramite dighe o bacini che sfruttano il dislivello tra alta e bassa marea.
    • Moto ondoso, che utilizza boe o convertitori galleggianti per trasformare il movimento delle onde in energia.
    • Energia talassotermica (OTEC), basata sul gradiente termico tra superficie e profondità marina.
    • Energia a gradiente salino, che sfrutta la differenza di salinità tra acqua marina e fluviale tramite membrane osmotiche.

Come funziona: tecnologie e principi

Il principio alla base è sempre la conversione di energia meccanica o chimica in energia elettrica. I dispositivi variano in base alla fonte sfruttata.

Le turbine sottomarine vengono ancorate al fondale e girano con il flusso delle correnti. I convertitori d’onda galleggiano in superficie e si muovono con il mare. Nei sistemi OTEC, invece, si utilizza un fluido a basso punto di ebollizione che si vaporizza a contatto con l’acqua calda e muove una turbina, mentre l’acqua fredda di profondità serve a condensare il vapore e chiudere il ciclo.

Nel caso del gradiente salino, si usano membrane semipermeabili che, sfruttando il principio dell’osmosi, permettono il passaggio di molecole da una soluzione meno salina a una più concentrata, generando differenza di pressione e quindi elettricità.

Uno dei principali vantaggi di queste tecnologie è la prevedibilità: il moto delle maree e delle onde può essere calcolato con precisione, rendendo questa fonte adatta a programmare la produzione e bilanciare il carico della rete.

I vantaggi dell’energia marina

L’energia marina è:

    • rinnovabile e inesauribile, sempre disponibile;
    • prevedibile e programmabile, ideale per affiancare fonti intermittenti come fotovoltaico ed eolico;
    • producibile vicino alle coste, riducendo dispersioni e necessità di trasporto.

Secondo la Commissione Europea, il potenziale è tale da coprire fino al 10% del fabbisogno elettrico UE entro il 2050, con 1 GW installato al 2030 e 40 GW al 2050 (Commissione Europea, Offshore Renewable Energy Strategy, 2024).

Ostacoli tecnologici e limiti economici dell’energia marina

Non mancano però le difficoltà. Le tecnologie oggi sono ancora in fase pilota o pre-commerciale. I costi di installazione e manutenzione restano elevati, soprattutto in ambienti marini corrosivi e complessi da monitorare.

Ci sono poi valutazioni ambientali da considerare, legate alla fauna marina, alle correnti e alla morfologia dei fondali. Infine, non tutti i contesti geografici sono adatti: alcune tecnologie funzionano bene solo in aree con forti correnti o ampie escursioni di marea.

Lo stato dell’energia marina in Europa e in Italia nel 2025

Secondo l’Ocean Energy Europe Market Report, la potenza installata ha raggiunto 535 MW nel 2024, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente (Ocean Energy Europe, Market Intelligence Report 2024). Tra i progetti più avanzati:

    • MeyGen, in Scozia, è la centrale mareomotrice più grande al mondo. Entro pochi anni raggiungerà 80 MW.
    • Lo Stretto di Messina ospita il progetto sperimentale di Seapower, con una turbina da 300 kW e un potenziale annuo di produzione fino a 125 GWh.
    • WEDUSEA è un’iniziativa europea per testare l’integrazione tra convertitori d’onda e la rete elettrica, anche in ottica di accumulo.

Il ruolo di Energika nella transizione verso nuove fonti

L’energia marina è una risorsa reale e promettente, che può giocare un ruolo importante nella transizione verso un modello energetico più sostenibile. Perché diventi un pilastro del nostro futuro, servono investimenti, ricerca, un quadro normativo chiaro e una visione condivisa.

Noi di Energika osserviamo da vicino l’evoluzione di queste tecnologie. Ogni giorno aiutiamo le imprese a orientarsi nel mercato energetico e a costruire una strategia efficiente, sostenibile e su misura.

Vuoi approfondire? I nostri esperti sono a disposizione per costruire insieme il tuo percorso verso l’efficienza e la sostenibilità. Contattaci o scrivici a info@energika.it.

Fonti: pag.138 del libro di Paolo Paglierani “Guida all’uso consapevole dell’energia”

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